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IL MONDO ALLA ROVESCIA

...noi leggiamo il mondo a rovescio e abbiamo il coraggo di lamentarci di non capirci nulla."

Michele

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A volte vorrei che gli altri mi vedessero forte, bello e in fondo crudele come una TIGRE; che infonda sicurezza e paura allo stesso tempo, che incuta rispetto.....Ma quello che sono veramente è ciò che mi distingue rendendomi unico, libero e solitario come l'AQUILA. Che guarda dall'alto per cercare di conoscere, che va verso l'alto per cercare di comprendere. Nei legami affettivi e sentimentali sono come il MARE, immenso ma a volte indomabile. Il futuro è un'incognita, è oscuro e grande come la FORESTA che non si può conoscere se non la si attraversa.
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July 30

una "Rosa Blu"

Ciao!!! sono appena tornato da due settimane moooolto molto particolari....direi speciali, faticose ma belle. Tramite l'associazione "la Rosa Blu" ho accompagnato un gruppo di disabili dell'istituto don Gnocchi a fare una vacanza a Lignano Sabbiadoro. Eravamo in un villaggio turistico, 14 accompagnatori e altrettanti utenti. Erano disabili quasi tutti in carrozzina e per la maggior parte totalmente dipendenti da noi, pochi di essi riuscivano a compiere  azioni, anche le più basilari, come il lavarsi i denti da soli, l'andare in bagno ecc. Solo una ragazza era in carrozzina dopo un incidente stradale, il resto (apparte un ragazzo down) tutti dalla nascita.
 
Ritornando alla mia vita "normale" è come se qualcosa mancasse...come se, ormai, abituato ad aiutare queste persone e sostenerle in qualunque momento, anche se per lavoro, è come se mi sentissi quasi inutile adesso che non debbo fare più niente. Stamattina mi è venuto spontaneo voler aiutare una signora a scendere dall'autobus il passeggino (anche se è riuscita a farlo da sola). Forse è solamente una questione di abitudine, o forse è una presa di coscienza maggiore. Ma per arrivare a questa presa di coscienza ce n'è stata di strada!!
 
La prima settimana ammetto che è stata molto difficile: l'impatto con queste persone è abbastanza forte, a volte mi sentivo impotente di fronte ad un utente che urlava, parecchie volte mi son sentito inadeguato perchè non capivo cosa volessero comunicarmi; spesso ho provato schifo per la bava che mi cadeva addosso dalla loro bocca mentre li imboccavo...quante volte ho rischiato di bloccarmi pensando di invadere la loro intimità mentre gli cambiavo il pannolone...fortunatamente non mi sono fermato a questo, adesso so che sarebbe stato infantile, superficiale, perchè in fondo noi che ci definiamo "normali" facciamo le stesse cose (in modo solamente di poco diverso e senza che altri ci guardino) anche se penso sia la reazione di tutti al primo impatto, abituati come siamo a volere tutto subito, semplificato e senza troppe difficoltà e a nostro piacimento, altrimenti lo buttiamo con disprezzo perchè inutile...perciò quasi incapaci ad avere pazienza con il mondo; abituati solo a parlare senza ascoltare...perciò senza saper aspettare gli altri.
 
E' sicuramente stata una sfida con me stesso il fatto di stare lì: forzato a donarmi completamente all'altro, e quando dico "completamente" non è un'esagerazione! Svegliarsi presto, rinunciare ad un pasto tranquillo, essere sempre vigile e pronto a qualunque evenienza...essere lì per l'altro, farlo divertire nascondendo le tue preoccupazioni.
Con queste persone, se non fai quel salto di qualità con te stesso non riesci ad instaurare un rapporto. Ma è una cosa assolutamente personale perchè da parte loro c'era un'apertura incredibilmente sincera e fiduciosa, anzi erano loro stessi che m'infondevano tranquillità e sicurezza. L'ostacolo non erano loro, ero io che dovevo superare me stesso, quelle barriere che sono dentro di me, barriere di pregiudizi, di timore e paura dell'altro, paura del diverso (ma in fondo chi è uguale a noi stessi?)
Un giorno, mentre ne stavo vestendo uno, affetto di sclerosi multipla (malattia degenerativa) ho pensato: "cavolo ma se non ci fosse nessuno che li aiuterebbe, queste persone muorirebbero all'istante!" queste persone dipendono totalmente da altri, tu pensa a dover avere sempre qualcuno che ti pulisca il culo e ti lavi le parti intime; a dover chiamare sempre qualcuno solo per posizionare meglio un piede, o perchè ti prude insistentemente il naso (quante volte mi son sentito chiedere scusa da loro perchè mi chiamavano per sistemargli un braccio o raddrizzarli sulla carrozzina); pensa l'imbarazzo da parte loro, ogni volta a dover sempre chiedere e chiedere aiuto ad altri, pensa la dignità. 
 
E' vero che non ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati solo per il fatto di poter camminare ed avere la possibilità di prendere un giornale e sfogliarlo con le proprie mani...e quanti inutili problemi io per primo mi faccio al giorno! mi permetto di essere triste e sfiduciato della vita, me la prendo con tutti, dico che non mi va bene niente, vorrei ancora di più....poi guardo uno di loro che sta tutta la vita tra un letto e una carrozzina, che non riesce a tenere in mano una forchetta senza l'ausilio di un altro, che ha bisogno del pappagallo per fare la pipì, che non sa pronunciare altro che poche sillabe, che si muove a scatti a volte involontariamente, che non va in nessun posto che non lo decidano gli altri......ma quando mi vedeva, esultava di gioia, gioia pura! e quando lo aiutavo a mangiare ci mettevamo il doppio del tempo perchè dopo ogni boccone mi regalava un enorme sorriso di gratitudine!!.....Pochi sorrisi veri ho visto in tutta la mia vita....sicuramente più della metà me li hanno regalati abbondantemente in queste due settimane.
 
Ringrazio Dio per questa presa di coscienza...qualcuno un giorno mi disse: che senso ha che queste persone vivano se non possono fare niente?  perchè queste persone sono condannate fin dalla nascita? Se chi sta leggendo si sta facendo la stessa domanda (legittimissima), non cerchi risposte a parole o sui libri o da qualche illustre intellettuale o filosofo o maestro di vita ecc...ma ti prego di fare un'esperienza del genere in mezzo a loro...non dico che si capirà il perchè della sofferenza, ma almeno si cercherà di darne un senso e in qualche modo di accettarla....e in fondo: chi in questo mondo non soffre? La differenza sta nella dignità con cui si vive questa sofferenza; questo mi hanno insegnato loro.
 
 
P.S. appena me le passano metterò anche qualche foto.
 
 
 
June 20

frammenti di dolci ricordi

Ricordo quando anche gli amici ti amavano

e la solitudine non portava a paure;

i rancori volavano via leggeri,

non aveva peso un pensiero serio.

Tempi di dolce distrazione,

tempi distanti;

quando i supereroi erano veri,

quando ai sogni si credeva con convinzione.

Poche nozioni, molte passioni;

tante risate e parecchi pianti.

Quando il futuro era futuro e l’estate

era un sollievo;

quando la famiglia ti stava stretta,

e ogni caduta era la fine del mondo...

June 11

da "il ricordo di chi non è più"

“Non riesco a trovare un senso a tutto ciò. Conoscere e puntare tutto su una persona, e poi,

improvvisamente, trovarsi senza di essa, scomparsa … così …

Amore, dare la vita per l’altro. Ma proprio ora questa viene a mancare!

Perché, amico? non avevo finito di spiegarti, di raccontarti. Come faccio ora? Se solo prima avessi avuto più coraggio per parlarti. Adesso non ho più la possibilità.

Sono morto anch’io; io che ti ho amato con la vita.

 

Mi sento un fallito, fermo; immobile a pensarti; impotente di fronte a questo abisso innaturale, riempito solo dal vuoto della tua presenza che ora non ho più accanto a me; incapace di continuare a camminare fino a che non troverò una spiegazione … che deve esserci!!!

 

Eri qui … che assurdità.

Se penso a quanto mi sono affannato a costruire ben bene tutta la mia vita, i miei progetti, i rapporti umani che io decidevo di avere; senza la minima coscienza di non esserne il padrone. Ho guardato sempre avanti a me, con la testa alta. Ora rimpiango di non essermi mai fermato ad ammirare il percorso fatto. Quanto orgoglio ha abbellito le mie parole. Troppe volte ho pensato, superbamente, di essere sfortunato a dovermi trovare con persone che con le quali non volevo nulla a che spartire, persone fastidiose, irritanti, problematiche … a volte avrei tanto desiderato essere solo, in pace, … lontano dagli altri … per fare? Cosa?

Bah, eccomi qua ora, da solo, a parlare come un folle a una tua foto, caro amico.

Ho sbagliato tutto, ma in fondo cosa ho sbagliato?

Dimmelo tu!

Ma è inutile, tanto indietro non si può tornare. Una cosa sensata, a questo punto, sarebbe accettare, dare spazio al tempo, far in modo che l’abitudine compia il suo lavoro, sperando che acquietando questa rabbia mi nasconda le rocce frastagliate dell’abisso.

Oh! Che magra consolazione sarebbe! a quale falsa accettazione andrei incontro …

    

E’ tutto finito, quindi, sono finito. Si lo so, amico, forse sto amplificando il tutto ma che ci posso fare se ora solo il dolore domina le mie emozioni?

Non dovrei più guardare queste foto, mi tornano alla mente troppi ricordi, adesso. Li sento, è come se stessero esplodendo dentro di me. Basta! Andate via! Mi fate piangere! Amico, sei tu? O sono io che sto impazzendo? Non si può tornare indietro! Te l’ho già detto! Tu non ci sei più! Lo vuoi capire?? Non sei più qui, ora …”

 

 

“Sono caduto dentro di me.

Il delirio mi ha fatto inciampare, come un ubriaco caduto nel mio stesso abisso.

Nei miei Sogni ti ho rivissuto. Verità crude, senza logiche impalcature; nel fondo del fondo, la terra nuda ho toccato.

Sì, mi ha fatto male cadere.

Perché lì ho incontrato la paura, che con uno specchio mi ha sbattuto la faccia davanti a me stesso.

Ma solo guardandomi mi sono accorto che, dietro di me, lì eri tu.

Sì, ti ho ritrovato, benché non te ne fosti mai andato, rimasto a riempire quel vuoto fisico improvviso, con la tua presenza spirituale, invisibile a quegli occhi accecati da una furia mortale. Quella presenza profondamente incisa nei solchi dell’abisso; eternamente impressa nei miei ricordi di te.

Siamo potuti risalire, rivivendo in quei desideri che facemmo insieme rendendoli reali; siamo riaffiorati con quelle immagini notturne che non capivo quando tu eri qui, e che solo ora acquistano significato; quelle paure nascoste a cui non avevo dato peso e che adesso capisco quanto tu ci tenessi che anche io lo sapessi.

Ho colorato con quei sogni il grigiore dei miei pensieri dovuti dalla tua stessa perdita.

Accettando man mano, quello che tu eri, ho scoperto anche quello che sono ora io.

È proprio un paradosso! 

Bè, forse non capirò il senso di tutto ciò, ma almeno ho ritrovato la forza per andare avanti.”

May 23

monologo

DSC00457 

"Essere, o non essere
questo è il problema,
se sia più nobil animo
sopportar le fiondate e le frecciate
d'una sorte oltraggiosa,
o armarsi contro un mare di sciagure,
e contrastandole finir con esse.
Morire, addormentarsi: nulla più!
E con un sonno dirsi di por fine
alle doglie del cuore e ai mille mali
che da natura eredita la carne.
Questa è la conclusione
che dovremmo augurarci a mani giunte.
Morire, dormire, e poi sognare, forse.
Già, ma qui si dismaga l'intelletto:
perché dentro quel sonno della morte
quali sogni ci possono venire,
quando ci fossimo scrollati via
da questo nostro fastidioso involucro?
Ecco il pensiero che deve arrestarci.
Ecco il dubbio che fa così longevo
il nostro vivere in tal miseria.
Se no, chi s'indurrebbe a sopportare
le frustate e i malanni della vita,
le angherie dei tiranni,
il borioso linguaggio dei superbi,
le pene dell'amore disprezzato,
le remore nell'applicar le leggi,
l'arroganza dei pubblici poteri,
gli oltraggi fatti dagli immeritevoli
al merito paziente,quand'uno,
di sua mano, d'un solo colpo
potrebbe firmar subito alla vita
la quietanza, sul filo d'un pugnale?
E chi vorrebbe trascinarsi dietro
questi fardelli, e gemere e sudare
sotto il peso d'un'esistenza grama,
se il timore di un "che" dopo la morte
quella regione oscura, inesplorata,
dai cui confini non v'è viaggiatore
che ritorni non intrigasse tanto
la volontà, da indurci a sopportare
quei mali che già abbiamo,
piuttosto che a volar, nell'aldilà,
incontro ad altri mali sconosciuti?
Ed è così che la nostra coscienza ci fa vili
è così che si scolora
al pallido riflesso del pensiero
il nativo colore del coraggio,
ed alte imprese e di grande momento,
a cagione di questo,
si disviano e perdono anche il nome dell'azione."

Amleto (W.Shakespeare)

DSC00125 

April 29

Buon compleanno a me :-)

Anche se era ieri il mio compleanno....oggi riporto la più bella dedica che qualcuono mi abbia mai fatto; è in occasione dei miei 20 anni (cioè 3 anni fa). E' una poesia famosissima, io stesso l'ho letta parecchie volte, ma sicuramente dedicata personalmente fa tutto un'altro effetto. Magari riuscissi ad essere sempre quello che c'è scritto, forse più che una dedica è un augurio...però, senza nessuna linea d orgoglio, mi fa piacere pensare che chi me l'abbia dedicata abbia pensato a me appena l'ha letta:
 
"A chi ama dormire ma si sveglia sempre di buon umore;
a chi saluta sempre con un abbraccio;
a chi lavora molto ma si diverte di più;
a chi va in fretta in auto, ma non suona ai semafori;
a chi arriva in ritardo ma non cerca scuse;
a chi è felice il doppio quando fa a metà;
a chi si alza presto per aiutare un amico;
a chi ha l'entusiasmo di un bambino ma pensieri da uomo;
a chi vede nero solo quando è buoi;
a chi non aspetta Natale per essere buono;
a tutti coloro che donano sè stessi, ma soprattutto ad un caro amico come te." 
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     "Quello che tu puoi fare

è solo una goccia nell'oceano,

ma è ciò che da significato

alla tua vita"

[A. Schweitzer]

 

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